Maurizio Baldinucci
Qualche tempo fa, durante una delle mie continue esplorazioni dei vari siti e pagine social dedicate alla storia delle attrezzature per l’immersione, mi sono imbattuto in alcune immagini di una vetrina appartenente all’esposizione di un noto collezionista francese. Questo collezionista si è specializzato nella raccolta delle attrezzature storiche prodotte esclusivamente dalla nota azienda La Spirotechnique. La storia e l’evoluzione di queste attrezzature prodotte dall’azienda francese sono mostrate nel suo sito Internet www.spiro-vintage.com ad esse dedicato. Il sito è molto bello, continuamente aggiornato, e pieno di foto ed informazioni di assoluto valore per gli appassionati ed i collezionisti. La sua collezione annovera oggetti molto rari o unici, tra cui diversi esemplari dell’autorespiratore Cousteau-Gagnan CG-45. La grande fama di questo apparecchio, legata al fatto di essere considerato il primo autorespiratore automatico ed autonomo moderno, rendono queste raccolte dei veri e propri patrimoni da valorizzare e preservare. All’interno di questa vetrina piena zeppa di esemplari del CG-45 prodotti in diverse configurazioni a seconda dell’anno di fabbricazione e del modello, ho riconosciuto il secondo stadio di quello che fu il prototipo iniziale dell'autorespiratore CG-45 (vedi Fig. 1 e Fig. 2). Questo prototipo, che subì diverse modifiche e miglioramenti dal 1943 al 1945 fino a raggiungere la configurazione di produzione, è comunemente identificato come CG-43.
fig. 1 |
fig. 2 |
La cosa mi ha incuriosito, per cui ho deciso di entrare in contatto con questo collezionista per avere ulteriori dettagli al riguardo. Così ho scoperto che l’esemplare contenuto nella sua vetrina non era un prototipo originale del CG-43 ma soltanto una sua ricostruzione parziale. Il mio interlocutore è stato prodigo nel fornirmi una grande quantità di notizie e informazioni che mi hanno permesso di ricostruire completamente le varie fasi dell’evoluzione di questo apparecchio. Ed ecco come si è arrivati al suo esemplare incompleto da esposizione. Uno dei prototipi dell’autorespiratore (l’unico ancora esistente per quanto è ad oggi noto) era stato ritrovato all’interno di una cassa donata al museo Frédéric Dumas di Sanary-sur-Mer, località sulla costa francese nei pressi di Marsiglia. Si racconta che lo stesso Cousteau abbia consegnato questa cassa di attrezzature a Robert Buffaz, noto pioniere dell’immersione nonché campione francese di pesca subacquea, prima che il resto del materiale da lui impiegato nelle immersioni venisse distrutto in un incendio di un magazzino a Marsiglia (si ipotizza nel 1944). Il museo di Sanary-sur-Mer è stato fondato nel 1974 allo scopo di preservare la memoria di Frédéric Dumas (1913-1991), uno degli antesignani dell'immersione autonoma che costituì, insieme a Jacques-Yves Cousteau e Philippe Tailliez, il trio di pionieri dell'immersione autonoma noti come "Les Mousquemers" (un nomignolo in francese che dovrebbe corrispondere a “I Moschettieri del Mare”) (vedi Fig. 3). La storia e le avventure di questo personaggio, che contribuì in maniera fondamentale alle imprese e ai successi dello stesso Cousteau e che trascorse la maggior parte della sua vita proprio a Sanary-sur-Mer, sono raccontate da Franck Machu nel suo libro biografico “Frederic Dumas - Fils de Poseidon” (vedi Fig. 4).
fig. 3 |
fig. 4 |
Il museo, oltre a esporre le prime attrezzature subacquee per la caccia e le immersioni utilizzate da Dumas, contiene anche parecchie altre attrezzature impiegate dalla fine degli anni '30 fino agli anni '60 (vedi Fig. 5 e Fig. 6).
fig. 5 |
fig. 6 |
La cassa donata al museo dalla famiglia di Robert Buffaz conteneva il materiale mostrato nella Fig. 7.
fig. 7 |
fig. 8 |
Questo materiale era costituito da tre bombole per aria compressa del tipo con ogive saldate, un primo ed un secondo stadio collegati direttamente tra loro e montati sulla rubinetteria di una delle tre bombole, alcune tubazioni in rame, due tubi corrugati in gomma parzialmente danneggiati e provvisti di terminale a “T” in metallo con boccaglio in gomma, alcuni raccordi pneumatici e i relativi rubinetti. L’erogatore in particolare (vedi Fig. 8), consisteva in un primo stadio derivato da un riduttore di pressione del tipo impiegato negli impianti di distribuzione per gas compressi (ad esempio nelle linee di alimentazione dei gas per sistemi di saldatura ossiacetilenica) e debitamente adattato per applicazioni subacquee (rimozione dei manometri di alta e di bassa pressione, modifica del manettino per la regolazione della pressione di taratura e applicazione di un trattamento protettivo per migliorare la resistenza alla corrosione) e da un secondo stadio di forma rettangolare costruito verosimilmente in fusione di alluminio. Quest’ultimo componente fu senza alcun dubbio derivato direttamente dall’apparecchio brevettato in Francia con il titolo “Perfectionnements aux detendeurs de gaz” (miglioramenti ai regolatori per gas) da Emile Gagnan e dal suo collega Robert Bollard, entrambi dipendenti dell’Air Liquide, con richiesta iniziale datata 21 Novembre 1940 e pubblicazione finale dell’11 Novembre 1947 (brevetto numero 927.821). Lo schema associato alla richiesta di brevetto (vedi Fig. 9) è rappresentato nella Fig. 10.
fig. 9 |
fig. 10 |
Lo stesso brevetto era anche stato richiesto in Svizzera in data 30 Ottobre 1941 e successivamente depositato il 30 Settembre 1944 con numero CH234418A. L’apparecchio era stato concepito dai due ingegneri dell’Air Liquide come miglioramento del sistema di alimentazione a gas per motori automobilistici, in alternativa alla benzina che, nella Francia di quel periodo risultava praticamente introvabile. Per ovviare al problema l’Air Liquide proponeva quindi sul mercato kit completi di trasformazione costituiti da gruppi di bombole (spesso montate sul tetto delle automobili) e relativi circuiti di distribuzione e di alimentazione dei motori (vedi Fig. 11). Lo stesso riduttore di pressione, con la semplice aggiunta del circuito di scarico dell’aria con valvola a becco d’anatra e la modifica della posizione dell’attacco di uscita del gas, fu poi incluso anche nella richiesta di brevetto USA 2,485,039 presentata in data 10 Marzo 1947, brevetto poi concesso in data 18 Ottobre 1949 (vedi Fig. 12).
fig. 11 |
fig. 12 |
Questo dispositivo è citato anche nel primo capitolo del famoso libro di Cousteau “Il Mondo Silenzioso” pubblicato nel 1953, dove Cousteau descrive il suo primo colloquio con Emile Gagnan a Parigi nel Dicembre del 1942. Dopo aver spiegato a Gagnan cosa avrebbe dovuto poter fare il dispositivo che aveva in mente, l’ingegnere recuperò il prototipo dell’apparecchio (che inizialmente era realizzato in bachelite, una specie di resina epossidica termoindurente) e lo mostrò a Cousteau dicendo: ”qualcosa del genere?” Normalmente la bachelite si usava per realizzare i prototipi di questi dispositivi in modo da produrre i pezzi molto velocemente così da poter poi effettuare i necessari test di validazione senza dover ricorrere ai maggiori costi e tempistiche richieste dalle normali tecnologie di produzione. Il fatto che il prototipo del museo fosse realizzato in alluminio denota che questo è probabilmente la versione di produzione del dispositivo. L’8 Luglio del 1943 L’Air Liquide deposita una nuova domanda (vedi Fig. 13) all’ufficio francese dei brevetti con il titolo “Perfectionnements aux installations pour la respiration des scaphamdriers” (miglioramenti agli apparecchi di respirazione per subacquei). In questo caso la domanda di brevetto copriva l’insieme di tutti i componenti necessari alla costruzione dell’autorespiratore e rivendicava in particolare la posizione della valvola di scarico rispetto a quella della membrana del secondo stadio (vedi Fig. 14). Il brevetto numero 937.032 sarà poi concesso e pubblicato il 5 Agosto del 1948. La cosa che mi ha maggiormente colpito leggendo questa documentazione brevettuale è che stavolta soltanto Cousteau compare nella lista degli inventori, non Gagnan il cui contributo era stato fondamentale a raggiungere il risultato finale!
fig. 13 |
fig. 14 |
Nel 2017 alcuni soci del museo Dumas decisero di tentare la ricostruzione di un esemplare completo dell’autorespiratore CG-43, partendo dai componenti contenuti nella cassa di cui abbiamo parlato prima. Al di là del problema di recuperare o ricostruire i componenti mancanti, la sfida principale per i restauratori era quella di avere dei riferimenti che mostrassero chiaramente e in dettaglio come era fatto questo autorespiratore. Per quanto si sapeva, non esistevano disegni o altri esemplari disponibili e le pochissime foto in circolazione (vedi ad esempio la Fig. 15 che mostra una delle primissime immersioni effettuate da Cousteau nel fiume Marna) non erano in grado di fornire tutte le informazioni necessarie. L’unica testimonianza esistente che mostrava questo autorespiratore in funzione era il documentario “Epaves” (Relitti) prodotto da Cousteau nel 1943 (vedi Fig. 16).
fig. 15 |
fig. 16 |
Il documentario rappresenta il primo esempio di cineripresa subacquea che mostra una unità SCUBA in azione. Il documentario venne analizzato a fondo dai responsabili del progetto e tutte le informazioni necessarie a comprendere l’allestimento dei principali componenti dell’unità vennero desunte dall’osservazione di una cinquantina di fotogrammi opportunamente selezionati (vedi Fig. 17 e Fig. 18).
fig. 17 |
fig.18 |
Nella maggior parte delle riprese, l’autorespiratore completo con tre bombole è indossato da Dumas, che è anche il protagonista delle principali scene subacquee. C’è soltanto una sequenza molto breve nella quale si vede Cousteau intento ad immergersi ma, stranamente, con la versione dell’autorespiratore in configurazione “narghilè” e cioè con tubo dell’aria alimentato dalla superficie (vedi Fig. 19). Tempo fa avevo trovato in rete alcune foto di questa versione del Cousteau-Gagnan con corpo realizzato in bachelite (vedi Fig. 20).
fig. 19 |
fig. 20 |
Il lavoro di ricostruzione e restauro di questo autorespiratore venne completato nel 2020 e poi documentato in un articolo specifico pubblicato sulla rivista francese “Subaqua”, organo della Federazione Francese delle Attività Subacquee, nell’edizione n° 291 del bimestre Luglio-Agosto 2020. Lo sforzo necessario alla ricostruzione è stato sicuramente notevole ma anche il risultato raggiunto è altamente significativo come testimonianza storica dello sviluppo di questi apparecchi. L’esemplare completo ricostruito è oggi visibile in una delle sale del museo Dumas (vedi Fig. 21, Fig. 22, Fig. 23 e Fig. 24).
fig. 21 |
fig. 22 |
fig. 23 |
fig. 24 |
Osservando l’autorespiratore alla fine del lavoro di ricostruzione e restauro e considerando la condizione iniziale del materiale trovato all’interno della cassa, possiamo dedurre quali furono le attività principali intraprese dai soci del museo nel corso del progetto:
- Costruzione di un telaio saldato con tubolari e profilati di acciaio per sostenere e collegare le tre bombole e tutti gli altri componenti dell’autorespiratore.
- Ricostruzione di tutte le tubazioni in rame con relativi raccordi.
- Completa ricostruzione del circuito pneumatico seguendo il più fedelmente possibile la configurazione desunta dal documentario “Epaves”. I due riduttori di pressione sono stati separati e quindi collegati al circuito secondo lo schema definitivo. I raccordi e rubinetti contenuti nella cassa sono stati riutilizzati. Quelli mancanti sono stati reperiti altrove o ricostruiti completamente. Questo allestimento è identico a quello mostrato sia nel brevetto francese numero 937.032 che nel brevetto USA numero 2,485,039 prima citato.
- Completa ricostruzione delle fasce di collegamento dei tubolari del telaio (con funzione di superficie di appoggio per la schiena del subacqueo) e dell’imbragatura. Tutti questi componenti sono stati realizzati a partire da strisce in cuoio.
- Ricostruzione del tipico terminale a “manubrio” collegato ai tubi corrugati e che era caratteristico anche nelle prime serie di produzione del CG-45 (tipo Fernez).
- Sostituzione dei tubi corrugati danneggiati.
Prima della fase di ricostruzione dell’autorespiratore di Sanary-sur-Mer, un altro collezionista francese aveva avuto la possibilità di analizzare da vicino e misurare il secondo stadio in alluminio. Da queste misure aveva poi ricavato un modello tridimensionale del corpo del suddetto secondo stadio. Infine, partendo da tale modello, aveva fatto realizzare alcune copie di questo componente con stampante 3D, usando materiale plastico di colore grigio. L’esemplare esposto nella vetrina era stato ottenuto proprio da uno di questi corpi in plastica.
Anche se l’aspetto finale dell’erogatore risulta piacevole (dopo un paziente lavoro di carteggiatura e di verniciatura del corpo in plastica e l’aggiunta dei tubi corrugati e del relativo terminale a “T” con boccaglio in gomma), questo lavoro risultava incompleto perché il secondo stadio era di fatto un guscio vuoto senza componenti interni e il primo stadio era comunque mancante.
Da qui l’idea di ricostruire un campione da esposizione dell’erogatore CG-43 per la mia collezione, nella stessa configurazione del prototipo originale contenuto nella cassa donata al museo e poi riallestito nella versione osservata nel documentario “Epaves”. Questo esemplare avrebbe dovuto essere completo di primo stadio e di tutti i componenti interni del secondo stadio. Naturalmente, non potendo disporre delle bombole e delle rubinetterie originali, la possibilità di costruire un intero autorespiratore come quello del museo Dumas era fuori discussione.
Il primo passaggio è stato quello di procurare una copia del corpo del secondo stadio dal collezionista che li aveva fatti realizzare. Le due metà del corpo e il kit compreso nel pacchetto messo in vendita dal collezionista francese sono mostrati nelle Figg. 25, 26, 27 e 28.
fig. 25 |
fig. 26 |
fig. 27 |
fig. 28 |
Ora si trattava di capire come realizzare i componenti interni del secondo stadio. La fonte principale di informazioni a tal proposito è stata la sezione di questo apparecchio mostrata nelle Figg. 10 e 12 tratte dalle varie domande di brevetto. Se questi schemi erano esaustivi per quanto riguarda il cinematismo nel piano longitudinale dell’apparecchio, mancavano però le informazioni sul piano laterale e foto che mostrassero il meccanismo interno completo. Anche in questo caso il collezionista francese specializzato nella produzione de La Spirotechnique è venuto in soccorso fornendo le foto mostrate nelle Figg. 29, 30, 31 e 32.
fig. 29 |
fig. 30 |
fig. 31 |
fig. 32 |
Queste foto si riferiscono all’esemplare del prototipo del CG-45, con corpo realizzato in bachelite, conservato nella collezione di attrezzature storiche dell’Aqualung. L’unità rappresenta l’evoluzione dell’autorespiratore Cousteau-Gagnan nella fase immediatamente precedente all’avvio della produzione di questo apparecchio che fu immesso sul mercato a partire dal 1946 dalla neonata La Spirotechnique, azienda creata da Air Liquide per produrre e commercializzare queste attrezzature.
Come si può vedere nelle figure precedenti, in questo prototipo il primo stadio era stato ridisegnato e integrato nel corpo dell’erogatore mentre il secondo stadio era ancora quello del progetto originale del 1940. Lo schema costruttivo definitivo dell’autorespiratore sarebbe stato poi congelato per l’avvio della produzione secondo quanto mostrato nelle Figg. 33 e 34. Si noti che, nella versione definitiva, la valvola del secondo stadio era stata completamente ridisegnata secondo il principio di funzionamento “downstream” che, a differenza della soluzione precedente di tipo “upstream”, non richiedeva l’impiego di una valvola di sicurezza in grado di scongiurare il pericolo di rotture sulla linea di bassa pressione nel caso di non perfetta tenuta del primo stadio. Queste valvole di sicurezza erano normalmente montate sui primi stadi di riduzione della pressione, come quello dell’esemplare conservato nel museo di Sanary-sur-Mer.
fig. 33 |
fig. 34 |
Utilizzando le suddette informazioni e potendo disporre delle dimensioni geometriche del campione fisico del corpo, è stato possibile ridisegnare il secondo stadio dell’apparecchio, completo di tutti i vari componenti interni, dei tubi corrugati e del boccaglio. I risultati di questo lavoro sono mostrati nelle Figg. 35, 36, 37, 38, 39, 40, 41 e 42.
fig. 35 |
fig. 36 |
fig.37 |
fig. 38 |
fig. 39 |
fig. 40 |
fig. 41 |
fig. 42 |
Durante il lavoro di generazione del modello virtuale del secondo stadio del CG-43, è stato osservato che, nel corso della ricostruzione dell’autorespiratore del museo Dumas, la posizione del tubo di scarico dell’aria era stata invertita rispetto a quella dell’apparecchio contenuto nella cassa donata dalla famiglia di Robert Buffaz. Questa configurazione era stata quella utilizzata dal collezionista francese nella ricostruzione 3D del corpo dell’erogatore, modello dal quale erano poi stati prodotti i componenti in materiale plastico acquistati per questo progetto. Per ricostruire qualcosa il più possibile simile all’autorespiratore impiegato nel documentario “Epaves”, anche in questo lavoro la posizione del tubo di scarico nel corpo del secondo stadio avrebbe dovuta essere invertita. Si è quindi ricostruito il modello 3D del secondo stadio dell’erogatore spostando la lavorazione di scasso sul lato opposto del coperchio e modificando il raccordo di connessione tra il tubo di scarico dell’aria e la valvola a becco d’anatra con la relativa fascetta di fissaggio. Questi pezzi modificati sono poi stati prodotti in materiale plastico con stampante 3D (vedi Figg. 43 e 44).
fig. 43 |
fig. 44 |
Partendo da questi disegni, i relativi componenti interni del meccanismo del secondo stadio sono stati costruiti presso una officina specializzata in lavorazioni meccaniche e utilizzando come materiali base l’ottone (per i componenti realizzati mediante tornitura) e lamierino in acciaio inox (per le parti realizzate mediante processo di taglio e piega). Al termine della fase di lavorazione meccanica i componenti ottenuti sono mostrati nelle Figg. 45, 46, 47 e 48.
fig. 45 |
fig. 46 |
fig. 47 |
fig. 48 |
La membrana è stata ricavata da un foglio in gomma siliconica dello spessore di 0,5 mm avente le caratteristiche di elasticità e resistenza necessarie. A questo punto il secondo stadio, dopo la carteggiatura e la verniciatura del corpo in plastica, è stato completato e rimontato come mostrato nelle Figg. 49, 50, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58.
fig. 49 |
fig. 50 |
fig. 51 |
fig. 52 |
fig. 53 |
fig. 54 |
fig.55 |
fig. 56 |
fig. 57 |
fig. 58 |
Per quanto riguarda il primo stadio, non avendo speranze di trovare lo stesso tipo di riduttore di pressione presente nell’esemplare originale, si è optato per qualcosa che fosse il più simile possibile e preferibilmente proveniente dallo stesso periodo storico. Dopo molte ricerche in rete è stato trovato negli USA ed acquistato un vecchio riduttore di pressione per gas (vedi Fig, 59 e Fig. 60).
fig. 59 |
fig. 60 |
Anche se la posizione dei vari attacchi non era esattamente la stessa dell’esemplare originale, si è deciso che l’unità poteva essere accettabile per lo scopo del progetto e quindi questo riduttore di pressione è stato sottoposto alle seguenti modifiche:
- Rimozione dei manometri di alta e bassa pressione e montaggio di tappi di chiusura sulle relative porte di connessione.
- Rimozione del primo riduttore di pressione sulla linea di alta pressione (sostituito poi da un coperchio filettato)
- Riposizionamento del raccordo di collegamento alla linea di alta pressione e modifica della relativa vite di connessione.
- Modifica del raccordo di collegamento alla linea di bassa pressione in modo da renderlo compatibile con il montaggio al corpo del secondo stadio.
- Modifica della vite di regolazione della pressione a valle del riduttore ed aggiunta di un dado di frenatura.
Verniciatura del corpo del riduttore con colore argento come quello del primo stadio originale.
Le Figg. 61 e 62 mostrano il riduttore di pressione dopo le modifiche suddette.
fig. 61 |
fig. 62 |
Un ulteriore elemento da riprodurre era il tipico terminale metallico “a manubrio” simile all’esemplare del museo dopo la ricostruzione e chiaramente visibile nel documentario di Cousteau. Infatti, il terminale con boccaglio contenuto originariamente nella cassa donata al museo sembrerebbe quello impiegato sul modello Mistral e quindi probabilmente aggiunto in una fase successiva. Anche in questo caso, considerando la complessità e il conseguente elevato costo relativo al processo di produzione originale (taglio e piegatura di tubi in ottone, successiva saldobrasatura dei pezzi e cromatura finale) si è preferito far costruire questo componente mediante stampa 3D (ved Fig. 63). Il terminale a manubrio, dopo processo di carteggiatura, è stato trattato con una speciale vernice ad effetto dorato simile a quello dell’analogo componente del museo. Il particolare finale così ottenuto è mostrato nella Fig. 64.
fig. 63 |
fig. 64 |
I tubi corrugati in gomma con estremità da un pollice, sono stati acquistati su eBay mentre altri componenti erano già a disposizione come la valvola a becco d’anatra, da montare sull’uscita del tubo di scarico, e il boccaglio originale in gomma, da montare sul manicotto centrale del terminale a manubrio.
Si poteva così procedere al montaggio finale dell’apparecchio come descritto qui di seguito.
Per il serraggio dei tubi corrugati al boccaglio e al corpo del secondo stadio si è optato per una soluzione diffusamente impiegata su questi apparecchi a quel tempo, non essendo ancora disponibili le tipiche fascette stringitubo, componenti che sarebbero apparsi sul mercato qualche anno dopo. Si tratta di legature in filo in rame o in filo in materiale tessile (in quest’ultimo caso sigillato con resina epossidica) che venivano poi protette da nastro gommato (vedi Figg. 65, 66, 67 e 68).
fig. 65 |
fig. 66 |
fig. 67 |
fig. 68 |
Il risultato finale del lavoro è evidenziato nelle Figg. 69, 70, 71, 72, 73. 74, 75 e 76 che mostrano l’esemplare dopo la fase di ricostruzione ed infine collocato nella sua posizione definitiva all’interno di una delle vetrine del mio piccolo museo di Gubbio. Nella vetrina il CG-43 è stato messo insieme ad uno degli esemplari di quello che sarebbe poi diventato il suo successore: l’erogatore Cousteau-Gagnan modello CG-45. Questa unità, in particolare, matricola 2042, apparteneva a François Dorado, uno dei membri dell’Equipe Cousteau, spesso imbarcato sulla Calypso.
fig. 69 |
fig. 70 |
fog. 71 |
fig. 72 |
fig. 73 |
fig. 74 |
fig. 75 |
fig. 76 |
E finisce così un altro dei lavori di ricostruzione di una di queste attrezzature così iconiche e rappresentative nella storia della subacquea sportiva. Si spera, con questo articolo, di aver contribuito alla diffusione della conoscenza di quegli anni così affascinanti ed avventurosi, agli albori della subacquea moderna, anni che tutti gli appassionati avrebbero voluto vivere in prima persona, proprio come Cousteau e il suo gruppo di “Mousquemers”.
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